Fuoricampo è la palla che vola oltre il muro, il punto vincente, il colpo che non si dimentica. In CasaBase lavoriamo per fare in modo che ogni ragazzo, quando lascia la comunità, possa percorrere la stessa parabola vincente e volare lontano. Ma fuoricampo è anche quello che sta fuori dall’inquadratura, lo spazio invisibile che abitano i ragazzi lasciando le luci della comunità. Fuoricampo è dove dobbiamo cominciare a rivolgere lo sguardo perché, che ci piaccia o no, finito il film, ricomincia la vita.

Fin dalla nascita di Casa Base gli operatori del centro non si sono limitati a gestire la situazione di emergenza contingente all’allontanamento da casa ma hanno lavorato attivamente alla costruzione del “dopo comunità”, offrendo ai minori un progetto di vita caratterizzato dalla stabilità dei legami affettivi.
Casa Base è solo una tappa di un lungo viaggio verso il futuro, è un punto da cui ripartire, un luogo nel quale nuove relazioni importanti creano una base sicura per un domani migliore.
Abbiamo deciso di chiamare le attività dedicate al dopo comunità FUORI CAMPO: attività che sono fondamentali per il futuro dei ragazzi ma che non possono essere sostenute solo con le risorse del servizio pubblico.

Quando il minore rientra nella famiglia di origine o viene affidato ad una nuova famiglia è importante il mantenimento della presa in carico terapeutica. Questa opportunità permette al bambino o al ragazzo e ai genitori di trovare ascolto, sostegno e stimoli mirati al loro percorso evolutivo.

La costruzione di progetti futuri per i minori che non possono rientrare nella famiglia di origine è complesso e spesso richiede tempi lunghi. Una delle possibilità per uscire da questa situazione problematica è quella di investire sul potenziamento dell’affidamento famigliare.
Un potenziamento che riguarda non solo la sensibilizzazione e il reperimento delle famiglie affidatarie ma soprattutto la loro formazione e il loro sostegno in tutte le fasi del percorso: abbinamento, periodo di avvicinamento, realizzazione del progetto.

In questi ultimi anni sempre di più le richieste di accoglienza riguardano adolescenti il cui livello di sofferenza è molto elevato.
Inoltre spesso non sono presenti risorse nelle famiglie di origine e sono già stati realizzati dei tentativi di inserimento in contesti famigliari che però si sono rivelati difficoltosi.
Con questi ragazzi la strada possibile è quella di avviare percorsi orientati all’autonomia e, con il raggiungimento della maggiore età, attivare progetti di autonomia supportata. 

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